Corpus Hermeticum*

massoneria, René Guénon, Tradizione, Simbolismo, Coomaraswamy, Spiritualità

Ermete Trismegisto

Download_pdf

Trattato XII. Sull’intelletto comune

5 «Ma allora, padre mio, il discorso sul fato che mi hai svolto in precedenza rischia di essere sovvertito. Se infatti è stato stabilito senz’altro dal fato che una certa persona debba essere adultera o sacrilega o che debba fare qualcos’altro di male, dev’essere anche punito colui che ha compiuto questo atto per la necessità del fato?».
«Del fato tutto è opera, figlio mio, e senza di esso non si dà nulla di ciò che riguarda il corpo: non avviene nulla, né di bene né di male. È stabilito dal fato anche che chi ha compiuto il bene lo riceva in cambio, e per questo agisce per ricevere di conseguenza colui che riceve in base a quello che ha fatto.
6 Ma adesso non è il momento di discorrere sul vizio e sul fato. Di questo abbiamo parlato in altre occasioni; ora, invece, il nostro discorso verte sull’intelletto: che cosa possa l’intelletto, che differenziazioni contenga al suo interno – è in un certo modo negli esseri umani, mentre è diverso negli animali irrazionali e, di nuovo, negli altri animali non è benefattore, bensì dissimile in tutti, in quanto spegne l’irascibile e il concupiscibile, e, di questi, alcuni vanno considerati uomini dotati di logos, gli altri uomini irrazionali; comunque, tutti gli uomini sono sottomessi al fato, alla nascita e al cambiamento: questi ultimi, infatti, sono il principio e la fine del fato.
7 E tutti gli uomini subiscono quello che è stabilito dal destino, ma quelli dotati di logos, nei quali abbiamo detto che l’intelletto comanda, non lo subiscono allo stesso modo degli altri, ma, essendo liberi dal male, lo subiscono senza essere cattivi».
«Come dici, ancora, padre mio? L’adultero non è malvagio? L’assassino non è malvagio, e così tutti gli altri?».
«Ma l’uomo che possiede il logos, figliolo, non soffrirà per avere commesso adulterio, bensì come se l’avesse commesso; non per avere commesso assassinio, ma come se lo avesse commesso. E infatti, è impossibile sfuggire alla qualità del mutamento, come è impossibile sfuggire a quella della nascita, mentre dal vizio a chi ha intelletto è possibile sfuggire.
8 Per questo ho sempre sentito dire dal Demone Buono – e se lo avesse messo per iscritto e pubblicato, avrebbe senz’altro giovato al genere umano: esso solo, infatti, figlio mio, veramente, in quanto dio primo nato, avendo contemplato tutti gli esseri, pronunciava parole divine – l’ho udito dunque dire un giorno che tutte le cose sono una sola, e soprattutto i corpi intelligibili, e che noi viviamo grazie alla potenza, all’energia e all’Eone (Eternità): e l’Intelletto di questo è buono, e si identifica pure con la sua anima. Tale dunque essendo la situazione, non esiste nessuna distinzione negli intelligibili. Quindi l’intelletto, che comanda a tutte le cose e che è l’anima di Dio, fa quello che vuole.
9 Tu, dunque, rifletti, e applica questo ragionamento alla domanda che mi ponevi in precedenza – intendo dire sul fato. Se, infatti, eliminerai accuratamente tutti i discorsi capziosi, figlio mio, troverai che veramente l’intelletto, che è l’anima di Dio, signoreggia su tutto, sia sul fato sia sulla legge sia su tutto il resto, e che nulla gli è impossibile, né porre l’anima umana al di sopra del fato, né, se è negligente, cosa che accade, di porla al di sotto del fato. Ma basti questa come esposizione dei migliori pensieri del Demone Buono».
«Questo discorso è divino, vero e utile, padre mio. […]».

Frammenti estratti da Stobeo
Estratto VII. Ermete

1 Risulta infatti stabilita nel centro dell’universo, figliolo, una divinità potentissima che gira su se stessa, che osserva, tutt’attorno, tutte le azioni degli uomini sulla terra. Come, infatti, la provvidenza e la necessità sono state assegnate all’ordine divino, allo stesso modo anche la giustizia è stata assegnata agli uomini, e la sua attività è simile a quella delle prime due.
2 Queste, infatti, controllano l’ordine degli esseri, in quanto sono divini e non vogliono né possono peccare: è impossibile, infatti, che il divino erri, da cui consegue anche che esso non possa peccare. Ora, la Giustizia è stata stabilita come punitrice degli uomini che peccano sulla terra:
3 è, infatti, una stirpe [peccatrice], in quanto mortale e costituita da una cattiva materia. E di scivolare nell’errore accade soprattutto a quanti non possiedono la facoltà di vedere Dio: soprattutto su di essi domina la Giustizia. E al Fato essi sono sottoposti per le attività connesse alla generazione, alla Giustizia per le colpe commesse durante la vita.

Estratto VIII. Di Ermete: a suo figlio

1 «Tu mi hai spiegato per bene tutto quanto, padre mio, ma ricordami ancora quali sono le cose che dipendono dalla provvidenza e quali quelle che dipendono dalla necessità, e similmente anche quelle che dipendono dal Fato».
2 «Ho detto che ci sono in noi, o Tat, tre specie di incorporei: la prima è una sorta di intelligibile, e questa è senza colore, senza figura e senza corpo, tratta dall’essenza prima e intelligibile.
3 Tuttavia, anche in noi ci sono forme opposte a questo intelligibile: questo riceve (l’intelligibile); almeno, ciò che viene mosso dalla sostanza intelligibile secondo una certa razionalità e che ha ricevuto (l’intelligibile) passa immediatamente a un’altra specie di movimento, e questo è l’immagine del pensiero del Demiurgo.
4 La terza specie di incorporei è l’accidente relativo ai corpi: luogo, tempo, movimento, figura, superficie, grandezza, forma. E di questi accidenti ci sono due diverse classi: le une sono le loro qualità considerate in se stesse; le altre sono le qualità del corpo. Ora, le qualità considerate in se stesse sono: la figura, il colore, la forma, il luogo, il tempo, il movimento; quelle che, invece, sono proprie del corpo sono: la figura configurata, il colore colorato, e anche la forma conformata, la superficie e la grandezza. Le qualità della seconda classe partecipano di quelle della prima.
5 Dunque, l’essenza intelligibile, in quanto nata presso Dio, possiede la libera padronanza di se stessa e la possibilità di salvare anche altro, salvando se stessa, poiché l’essenza in se stessa non è sottomessa alla Necessità; nel caso in cui, invece, sia stata lasciata indietro da Dio, essa sceglie per sé la natura corporea (e la sua scelta avviene secondo Provvidenza), e finisce così per appartenere a questo mondo.
6 L’irrazionale si muove interamente secondo una certa razionalità.
7 E la razionalità è secondo Provvidenza, l’irrazionale secondo Necessità, gli accidenti relativi al corpo secondo il Fato. E questa è la dottrina relativa alle cose che dipendono dalla Provvidenza, dalla Necessità e dal Fato».

Estratto XI

1 «Ora, figliolo, mi accingo a passare in rassegna gli esseri per sommi capi: comprenderai, infatti, ciò che viene detto, se ti ricorderai quello che hai udito.
2 (1) Tutti gli esseri si muovono: solo ciò che non è, è immobile.
(2) Ogni corpo è soggetto a trasformazione; non ogni corpo è soggetto a dissoluzione.
(3) Non ogni vivente è mortale; non ogni vivente è immortale.
(4) Ciò che è soggetto a dissoluzione è corruttibile; ciò che permane privo di trasformazione è eterno.
(5) Quello che è sempre diveniente è anche sempre corruttibile; quello che, invece, viene all’essere una volta per tutte non si corrompe mai, né diviene un’altra cosa.
(6) In primo luogo, c’è Dio; in secondo luogo, il mondo; in terzo luogo, l’uomo.
(7) Il mondo è per l’uomo, l’uomo per Dio.
(8) La parte sensibile dell’anima è mortale; la parte razionale, invece, è immortale.
(9) Ogni sostanza è immortale; ogni sostanza è soggetta a trasformazione.
(10) Ogni essere è doppio; nessuno degli esseri rimane fermo.
(11) Non tutte le cose sono mosse da un’anima, ma un’anima muove tutto l’Essere.
(12) Tutto ciò che è soggetto ad affezioni ha sensazioni; tutto ciò che ha sensazioni è soggetto ad affezioni.
(13) Tutto quello che è soggetto a dolore è soggetto anche al piacere; non tutto quello che è soggetto a piacere lo è anche al dolore.
(14) Non ogni corpo è soggetto a malattie; ogni corpo che è soggetto a malattie è passibile di dissoluzione.
(15) L’intelletto è in Dio, il raziocinio è nell’uomo: il raziocinio è nell’intelletto; l’intelletto è impassibile.
(16) Nel corpo, nulla è vero; nell’incorporeo tutto è privo di falsità.
(17) Tutto ciò che è venuto all’essere è soggetto a trasformazione; non tutto ciò che è venuto all’essere è soggetto a corruzione.
(18) Sulla terra non c’è nulla di buono; in cielo non c’è nulla di cattivo.
(19) Dio è buono, l’uomo è cattivo.
(20) Il bene è volontario, il male involontario.
(21) Gli dei scelgono le cose buone in quanto buone […].
(22) […]
(23) […]
(24) […]
(25) Tutto quello che è in cielo è inalterabile, tutto ciò che è sulla terra è soggetto ad alterazione.
(26) Nel cielo niente è schiavo; sulla terra niente è libero.
(27) In cielo non c’è nulla di inconoscibile; sulla terra non c’è nulla di conoscibile.
(28) Non si dà comunicazione dagli esseri del cielo a quelli della terra; si dà comunicazione dagli esseri della terra a quelli del cielo.
(29) Tutti gli esseri del cielo sono irreprensibili; tutti gli esseri della terra sono degni di biasimo.
(30) Quello che è immortale non è mortale; quello che è mortale non è immortale.
(31) Quello che è stato seminato non è venuto all’essere in ogni caso, ma ciò che è venuto all’essere è in ogni caso stato seminato.
(32) Il corpo soggetto a dissoluzione ha due tempi: uno, dal concepimento alla nascita, l’altro dalla nascita alla morte; il corpo eterno è caratterizzato da un tempo solo, a partire dalla nascita.
(33) I corpi soggetti a dissoluzione aumentano e diminuiscono.
(34) La materia soggetta a dissoluzione si trasforma nel suo contrario; quella eterna cambia o in se stessa o in ciò che è simile ad essa.
(35) La generazione dell’uomo è principio di corruzione; la corruzione è principio di generazione.
(36) Quello che cessa di essere incomincia anche ad essere; ciò che incomincia ad essere cessa anche di essere.
(37) Tra gli esseri, alcuni si trovano in un corpo, altri in una forma, altri in una forza. Un corpo si trova in una forma; forma e forza, a loro volta, sono in un corpo.
(38) L’immortale non partecipa del mortale; il mortale, invece, partecipa dell’immortale.
(39) Il mortale non entra in un corpo immortale; l’immortale, invece, si aggiunge al mortale.
(40) Le forze non si spostano verso l’alto, ma verso il basso.
(41) Gli esseri della terra non giovano in nulla a quelli del cielo; gli esseri del cielo giovano in tutto a quelli della terra.
(42) Il cielo è il ricettacolo dei corpi eterni; la terra è il ricettacolo dei corpi corruttibili.
(43) La terra è priva di ragione; il cielo è razionale.
(44) […]
(45) Il cielo è il primo elemento; la terra è l’ultimo elemento.
(46) La Provvidenza è l’ordinamento divino; la Necessità è la serva della Provvidenza.
(47) La Sorte è movimento disordinato, fantasma di una forza, opinione falsa.
(48) Che cosa è Dio? Bene immutabile. Che cos’è l’uomo? Un male mutevole.
3 Se terrai a mente questi punti essenziali, riuscirai a ricordarti facilmente anche le spiegazioni che ti ho fornito più diffusamente: queste sintesi, infatti, sono i riassunti di quelle spiegazioni.
4 Evita, tuttavia, le conversazioni con la folla: non è che io voglia che tu tenga gelosamente per te quello che sai, ma è perché appariresti ridicolo agli occhi dei più. Il simile, infatti, si associa al simile, mentre il dissimile non può mai essere amico del dissimile. Questi discorsi richiedono un numero assolutamente ridotto di uditori; anzi, forse nemmeno quei pochi.
5 E hanno anche in sé una caratteristica particolare: inducono ancor più al vizio i cattivi. Così, occorre guardarsi dalla moltitudine, che non comprende l’eccellenza di questi discorsi».
«Come hai detto, padre?».
«Così, figlio mio: ogni vivente appartenente agli umani è estremamente incline al vizio e vi cresce insieme: per questo se ne compiace. Questo vivente, dunque, qualora apprenda che il mondo ha avuto inizio e che tutto accade secondo Provvidenza e Necessità, poiché il Fato governa ogni cosa, non sarà forse peggiore di prima? Infatti, disprezzando l’universo in quanto ha avuto inizio, e attribuendo al Fato tutte le cause del male, ormai non si asterrà da nessuna azione cattiva. Perciò bisogna avere riguardo nei loro confronti, cosicché essi, rimanendo nell’ignoranza, siano meno malvagi per paura dell’ignoto.

Estratto XII. Di Ermete: estratto dei discorsi ad Ammone

1 Tutto avviene secondo la Natura e il Fato, e non c’è luogo vuoto di Provvidenza. La Provvidenza è il progetto razionale, in sé perfetto, di Dio che è al di sopra del cielo. Di questo progetto due sono le potenze naturali: la Necessità e il Fato. Il Fato è al servizio della Provvidenza e della Necessità;
2 al servizio del Fato, a loro volta, sono gli astri. Nessuno, infatti, può né sfuggire al Fato, né preservarsi dall’influsso straordinariamente forte degli astri. Questi ultimi, infatti, sono un’arma del Fato, in quanto è secondo il Fato che essi portano a compimento ogni cosa per la natura e per gli uomini.

Estratto XIII. Di Ermete: estratto dei discorsi ad Ammone

La Necessità è una decisione salda e una potenza immutabile della Provvidenza.

Estratto XIV. Sul governo universale, di Ermete: estratto dei discorsi ad Ammone

1 E quella che governa l’intero cosmo è la Provvidenza, mentre quella che lo mantiene in coesione e che lo circonda è la Necessità; il Fato spinge e muove tutto in senso circolare, esercitando una costrizione (la sua natura, infatti, consiste nel costringere), causa com’è della generazione e della corruzione.
2 Il cosmo, dunque, per primo gode della Provvidenza (dato che per primo la riceve), e la Provvidenza si esplica nel cielo, in quanto anche gli dei girano attorno ad esso e si muovono di un movimento instancabile e incessante, mentre il Fato si esplica in quanto essi si muovono anche per necessità. E la Provvidenza prevede, mentre il Fato è causa della disposizione degli astri. Questa è la legge inevitabile in base alla quale sono state ordinate tutte le cose.

Libro Sacro dedicato ad Asclepio
Sezione XIV. Heimarméne, Necessità, Ordine

39 «Ma allora, Trismegisto, a quale parte del progetto razionale di Dio presiede la Heimarméne, ossia il Fato? Gli dei celesti non dominano forse il mondo nella sua totalità, mentre quelli terreni amministrano le singole cose?».
«Quella che noi chiamiamo Heimarméne, o Asclepio, è quella necessità che governa tutti gli eventi, connessi sempre gli uni agli altri in un’unica catena. Dunque, è o la causa produttrice delle cose o il Dio supremo o quel dio che è stato creato come secondo dal primo Dio; o l’ordine di tutte le cose celesti e terrene, stabilito da leggi divine. Dunque, questa Heimarméne e necessità sono entrambe legate tra loro con un collante che le rende indivisibili: la prima delle due, la Heimarméne, genera i principii di tutte le cose; la necessità, a sua volta, costringe a realizzarsi le cose che dipendono, per il loro principio, dalla Heimarméne. A entrambe consegue l’ordine, ossia l’intreccio delle cose che devono essere realizzate e la loro disposizione nel tempo. Nulla, infatti, esiste senza composizione in un ordine: questo mondo è compiuto e perfetto in tutte le sue parti, dal momento che il mondo stesso è governato dall’ordine, ossia consiste interamente di ordine.
40 Dunque, questi tre principii: la Heimarméne, la necessità, l’ordine, sono in massimo grado effetti della volontà di Dio, che governa il mondo con la sua legge e in base al progetto razionale di Dio. Ad essi, infatti, è stato sottratto da Dio ogni volere o non volere, poiché essi non si lasciano alterare dall’ira né piegare dal favore, bensì obbediscono alla necessità della ragione eterna, che è l’eternità inevitabile, immobile, indissolubile. Per prima, dunque, viene la Heimarméne, che, dopo avere, per così dire, gettato un seme, fa produrre la prole di tutte le realtà future; viene poi la necessità, dalla quale tutte le cose vengono costrette con la forza a realizzarsi. Per terzo viene l’ordine, che mantiene la connessione di quelle cose che la Heimarméne e la necessità hanno disposto. Questa, dunque, è la necessità, che non ha incominciato ad esistere né finirà, e che, fissata dalla legge immutabile del suo corso, si muove di un movimento eterno: essa tuttavia nasce e muore tante volte, man mano, nelle sue membra, cosicché, in momenti diversi, rinasce nelle stesse membra in cui era morta. Così, infatti, è l’organizzazione del movimento circolare: che tutte le cose vi siano strettamente connesse al punto che non si riesce a individuare l’inizio del movimento circolare, se pure ce n’è uno, poiché tutte le cose sembrano sempre sia precedersi sia seguirsi. Tuttavia, anche gli eventi fortuiti sono presenti, mescolati a tutte le cose del mondo terreno.

* Estratti da Corpus Hermeticum, a cura di I. Ramelli, Bompiani, Milano, 2005.