Editoriale nº 34

massoneria, René Guénon, Tradizione, Simbolismo, Coomaraswamy, Spiritualità

Redazione

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In un nuovo articolo, partendo dalla stessa citazione di René Guénon già richiamata in precedenza, Albano Martín de la Scala affronta la questione della vocazione come punto di partenza per qualunque cammino di carattere iniziatico.

In Nomi profani e nomi iniziatici, René Guénon mette a fuoco la stretta relazione che esiste tra la natura di ciascun essere e il suo vero nome, così come il ruolo di quest’ultimo come mezzo di realizzazione.

Pierre Delabaty, nell’ambito delle iniziazioni artigianali, in Mestieri d’Oriente e d’Occidente ci offre una prospettiva generale che va oltre l’ambito di una particolare forma tradizionale, evidenziando il substrato comune in particolare alle confraternite di mestiere cristiane e musulmane.

A seguire, un altro testo di René Guénon affronta l’autentica “glorificazione del lavoro”, nell’ambito della realizzazione del piano divino e come sviluppo della funzione che ogni individuo porta con sé nel venire al mondo.

In un approccio complementare, proponiamo al lettore Perché esporre le opere d’arte?, eccellente articolo di Ananda K. Coomaraswamy, specialista eminente che non ha bisogno di presentazione, nel quale si evidenziano le differenze essenziali tra il punto di vista profano e quello sacro sul significato del lavoro nella vita umana.

Considerando la questione da un’altra prospettiva, presentiamo un estratto del Convivio di Dante, in cui si esprime il ruolo che corrisponde nell’uomo a ciascuna delle quattro età che attraversa in una vita intera.

Da ultimo, chiudiamo il presente numero, con Il vecchio pescatore, testo taoista che mostra l’attitudine del Saggio nel realizzare la sua vera natura.

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