Editoriale nº 36

massoneria, René Guénon, Tradizione, Simbolismo, Coomaraswamy, Spiritualità

Redazione

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Abbiamo visto nei numeri immediatamente precedenti la necessità che l’individuo che aspiri raggiungere un risultato nel percorso iniziatico, presenti una forte Aspirazione spirituale o, secondo un’altra prospettiva, sia “chiamato” a percorrerlo (Vocazione), e possegga una Volontà chiaramente determinata. Tuttavia, per quanto eminenti siano nell’individuo queste qualità, tutto sarebbe vano se la Provvidenza non ordinasse le cose in vista del raggiungimento del fine ultimo dell’uomo.

Quest’ultima considerazione sulla Provvidenza ci sembra espressa chiaramente nel secondo paragrafo di questo frammento essenziale scritto da Rene Guenon [1], che abbiamo richiamato invariabilmente nei nostri ultimi appuntamenti con i lettori:

Il periodo attuale è dunque un periodo di oscuramento e di confusione; le sue condizioni sono tali che, finché persisteranno, la conoscenza iniziatica deve necessariamente rimanere nascosta; da qui il carattere dei «Misteri» dell’antichità detta «storica» (la quale non risale neppure all’inizio di tale periodo) e delle organizzazioni segrete di tutti i popoli: organizzazioni che conferiscono una iniziazione effettiva là dove sussiste ancora una vera dottrina tradizionale, ma non ne offrono che l’ombra quando lo spirito di tale dottrina ha cessato di vivificare i simboli che non ne sono che la rappresentazione esteriore, e questo perché, per ragioni diverse, ogni legame cosciente con il centro spirituale del mondo si è ormai rotto, ciò che è il senso più specifico della perdita della tradizione, quello che concerne in particolar modo questo o quel centro secondario, che cessa di essere in relazione diretta ed effettiva con il centro supremo. Si deve dunque, come già dicevamo sopra, parlare di qualcosa di nascosto piuttosto che veramente perduto, poiché non per tutti è perduto e certuni lo posseggono ancora integralmente; e, se così è, altri hanno sempre la possibilità di ritrovarlo, purché lo cerchino come si conviene, vale a dire la loro intenzione sia diretta in modo che, attraverso le vibrazioni armoniche che risveglia secondo la legge delle «azioni e reazioni concordanti» [2], essa possa metterli in comunicazione spirituale effettiva con il centro supremo [3]. Questa direzione dell’intenzione ha d’altronde, in tutte le forme tradizionali, la sua rappresentazione simbolica; intendiamo parlare dell’orientazione rituale: essa, infatti, è propriamente la direzione verso un centro spirituale che, qualunque esso sia, è sempre un’immagine del vero «Centro del Mondo» [4].

 

1. R. Guénon, Le Roi du Monde, Éditions Traditionnelles, Paris, 1950. Le note che si riferiscono alla citazione sono dello stesso Guénon.

2. Questa espressione è mutuata dalla dottrina taoista; d’altra parte, prendiamo qui la parola «intenzione» in un senso che è affatto esattamente quello dell’arabo niyah, che viene abitualmente tradotto così, e tale senso è peraltro conforme all’etimologia latina (da in-tendere, tendere verso).

3. Quanto abbiamo appena detto permette di interpretare in un senso molto preciso queste parole del Vangelo: «Cercate e troverete; chiedete e riceverete; bussate e vi sarà aperto». – Occorrerà beninteso riferirsi qui alle indicazioni che abbiamo già dato a proposito della «retta intenzione» e della «buona volontà»; e si potrà così completare agevolmente la spiegazione di questa formula: Pax in terra hominibus bonæ voluntatis.

4. Nell’Islam, tale orientazione (qiblah) è come la materializzazione, se così si può dire, dell’intenzione (niyah). L’orientazione delle chiese cristiane è un altro caso particolare che si riferisce essenzialmente alla stessa idea.

Redazione

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